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Inizio


Sicilia, Godrano-Ficuzza, Palazzo Reale Borbonico
Godrano... Ricordo quel paese di montagna dove i miei avi si stabilirono nel 1786.
Per quel poco che ho vissuto a Godrano dalla mia nascita nel 1946 sino agli anni 50, e per quanto posso ricordare della mia infanzia, era un paese molto rudere e poco ospitale...
Ricordo una vecchietta di sopranome “la pulizana”, vicina di casa, che tutte le volte mi incontrava alla fontana dove tutti andavamo prendere l'acqua per portarla a casa, mi ribadiva con insistenza che noi, Barbaccia, non eravamo di Godrano, ciò mi rendeva triste e mi sembrava molto offensivo.
Per me, un ragazzino di 5-7 anni Godrano è stato più un “patrigno” che un “padre”.
Ma lì ho conosciuto una persona di nome Giacomo Giardina.
E' solamente oggi che Godrano rende omaggio ed è orgogliosa di essere un paese del grande poeta Giardina e oggi i suoi libri sono un gioiello delle librerie, ma nei tempi lontani quando “zio” Giacomo Giardina camminava per le strade di Godrano, per volere del “fior fiore della società” locale era considerato né più né meno che un povero demente, una specie di pazzo-ambulante.
Durante la festa in casa di mio zio Giacomo Barbaccia ricordo una frase detta da Giardina: “Con il mio passo lungo, venendo verso questa casa, nel buio, essendo attento per non sporcarmi, pensavo scavalcare un monte di concime, ma invece mi sono trovato “a cavallo” di una vacca.” Dopo Giardina mi ha impressionato in modo particolare durante il matrimonio di mia cugina, figlia di mia zia Paola, nella borgata di Ficuzza quando ha recitato a lungo le sue bellissime poesie.
Era una persona speciale e sapeva esprimersi in modo speciale come nessun altro tra gli adulti e conoscenti di allora. Fu il mio primo impatto con l'anima poetica, con la visione della vita diversa dal comune.
E fu anche mio nonno Francesco Barbaccia che inconsapevolmente mi ha introdotto nel mondo della musica e riflessione. Radunava i suoi nipoti nel giardino di casa, ci mettevamo a sedere su una lunga pietra e lui cominciava a suonare il suo flauto(era un bravo costruttore di quel strumento musicale). Ricordo che al posto di arrabbiarsi mio nonne si metteva a suonare, come dicono in Sicilia, il suo “friscaletto”...


Poesie del dolore e della vita


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Il ricavato della vendita del libro è stato destinato per le ricerche sul cancro.
*Recensioni:“Caldi Sospiri” è il titolo della bella silloge poetica di Paolo Francesco Barbaccia, edita dalle Edizioni “I miei colori”.
Si tratta di 66 poesie dalle varie tematiche. Uno stile nuovo ed espressivo, affiancato ad una tecnica poetica innovativa, fa del Barbaccia un poeta eccellente.»»
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*Concorso Letterario

Città di Candia Lomellina
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Caldi sospiri

Anna.
Caldi sospiri al freddo cuore,
dolce pensiero,
pensiero immortale,
inquieto,
inquieto amore mio risorge,
risorge amore mio,
si altera il cielo e le stelle,
il tuo ricordo è qui con me.
La voglia di te mi assale,
vorrei rivederti,
rivederti ancora,
ancora una volta dolce Madonna,
Madonna mia.
Scavo nel passato,
e il pianto mi assale una foglia,
una foglia cade,
cade dal cielo carezzando il
il viso mio,
l'armonia musicale degli angeli allietano,
allietano il mio dolore,
mentre il dolce alito del vento asciuga,
asciuga il mio pianto.

Anna Calamassi-Barbaccia

(1950-1997)
Anna
Dolce, la tua voce è soave,
era vuota la mia vita,
poi venisti, e con la tua voce
riempisti il cuore mio.
Il tuo nome mi è caro due volte.
Scorre in me la fantasia,
sei sempre il più bel fiore
che possa esistere in molti giardini.
Indimenticabile.
Recensioni: Amore, ricordo e poesia in Caldi sospiri di Paolo Francesco Barbaccia ( Edizioni “I miei colori”)
La silloge di poesie di Paolo Francesco Barbaccia è un canto d’amore, come evidenziano soprattutto alcune parole chiavi, quali amore, sospiro, primavera, ricordo, felicità, dolore. L’espressività poetica è originale e pacata, entusiasmante e vera, e scaturisce dal profondo del cuore. Ogni affetto, ogni sentimento non è un una frase fatta, non è un luogo comune, ma una manifestazione del proprio animo, un’epifania del proprio intimo.
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Link: 1, 2, 3, 4, 5


Le poesie del poeta siculo (Godrano) - toscano piacciono ai reali del Belgio. La Nazione, Siena, 17 maggio 2000


Al di Là del 2000

Collana di poesie
vvvv
Cela l'ultimo sguardo più volte incerto,
troppo alta la voce,
troppo semplice la verità,
troppo grande è il richiamo delle Aquile,
dell'Anima, dell'Amore.
Illusione,
illusione che s'infrange con il mistero della vita,
ti guardi allo specchio e ti accorgi che
un'altra vita è finita,
ma io Amo e riprovo a richiamare le Aquile.

SOLO
Con l’anima mia solo,
solo io tremo, ”barcollo”
barcollo tra mille confusioni,
ascolto il silenzio,
silenzio della mia vita,
occhi tristi,
tristi fra i cespugli verdi scuro.

Mentre nel mio sguardo al cielo?
Cielo e terra si congiungono,
vorrei disegnare,
disegnare l’Anima mia che non sento,
non sento più,
non parla più con il cuore,
cuore mio, vedo solo?
Solo una pagina bianca riflessa,
riflessa allo specchio,
specchio spezzato.

Mentre scorre in me l’aria,
aria gelida della notte buia,
raccolgo i pensieri miei, vedo,
vedo il tuo volto e il sorriso tuo,
e poi ripongo,
ripongo con delicatezza,
i ricordi nel mio cuore,
cuore spezzato.


Si demoliscano le torri,
mentre il mio cuore brama,
e angosciamente segna e traccia
i venti laddove imperano i Dei,
quando io morirò vestirò come un Re,
e ai Dei mi accosterò,
mentre sulla terra
governanti divorano gli uomini e fratelli,
bugiardi e blasfemi regnano.

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Fermarsi e trovarsi vicini

Il sogno e la meta

Mi sento leggero,
sogno per fin di volare,
nel mio volo vengo sempre a cercarti.
Bella è la visione sotto di me,
colline prati in fiore,
e gli amanti in amore, è la stagione
di primavera,
veloce come il vento
è il mio volare e scrutare nel cercarti.
Ma continuo a non trovarti,
eppure ti vedo in lontananza,
sei come l’aria che avvolge il mio corpo,
ma non riesco a toccarti.
I sogni sono come la realtà,
non si raggiunge mai la meta.

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L’anima gemella a Natale
Mi rendo conto che in realtà
Non sto scrivendo a Babbo Natale?
Questa lettera che sto scrivendo
È in fondo
Indirizzata a me stesso?
Non perché ho la barba lunga,
lunga e bianca.
Ho dimenticato la lista,
lista dei regali?
Regali reali o virtuali che siano,
mettendo da parte i miei dubbi,
dubbi esistenziali.
Lei esiste?
Io esisto?
Un dono natalizio vorrei,
qualcosa,
qualcosa con cui io possa essere
finalmente felice.
Sembra che
Ci sia posto nel sacco,
sacco di Babbo Natale
e possa passare dal camino.
Lei?
Si, un’anima gemella,
non per forza gemella.
Diciamo, una compagna affettuosa,
affettuosa almeno per Natale.
O, forse c’è un limite di età
Per chi le scrive, caro,
caro Babbo Natale?

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In principio era il Verbo…”

Per il Poeta Paolo Francesco Barbaccia, il Verbo è il fondamento di tutto. Il Verbo ciò è le parole delle sue poesie sono squarciate con l’Amore, la Vita e la Luce.
Il Poeta scrive perché non può non scrivere, non può stare senza l’espressione poetica della propria visione degli eventi circostanti e li dedica anima e corpo. Lui si preoccupa di ognuno di noi, si preoccupa delle debolezze umane e della mancanza della sincerità e benevolenza: ”E sorridiamo a Natale, solo a Natale”. Il Poeta considera se stesso come un membro della società con “i piccoli cuori di metallo”. Ma lui non può vivere come la maggior parte di noi è già abituata: ”Cercherò di aprire i cuori all’Amore” e “pregherò Gesù Bambino per voi”. L’Amore nei confronti degli esseri umani è il principio che lo guida nella Vita. »»»

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Nel giorno dell'Amore


NEL GIORNO DELL’AMORE

Con il canto,
canto di lode sulle tue labbra,
e addormentarsi,
addormentarsi pregando per l’amore,
l’Amore nel cuore.

Riposare nell’ora dell’amore,
e meditare nell’estasiato,
estasiato nuovo giorno,
giorno d’Amore.

Destarsi all’alba con il cuore,
cuore alato e sciogliersi?
Imitando l’acqua del ruscello,
ruscello che canta,
canta per il nostro AMORE,
poiché l’amore?
L’amore non da nulla fuorché se,
“se stesso”.

Ma se la vostra paura non cercherà,
cercherà nell’amore,
nella vita vostra sarete,
sarete orfani.

Ma se l’Amore,
l’amore vi chiama, seguitelo,
seguitelo anche se le sue vie sono,
sono ripide e tortuose,
abbandonati alle Ali,
ALI dell’AMORE.

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La Valle incantata

"LA VALLE INCANTATA"
Silenzioso cammino, nella valle,
nella valle galoppa l'Unicorno,
si ode una voce profonda,
risuona la voce nella valle,
nella valle odo il canto d'Amore,
nella valle sento la voce di Lali,
nella valle scorre l’acqua del ruscello,
ruscello incantato dove galoppa,
galoppa l’Unicorno bianco e si ode,
si ode il canto di Lali.
Nella valle cammino lentamente,
lentamente e silenzioso per udire?
Udire l'armonia musicale del ruscello,
del ruscello e il dolce canto di Lali,
nella valle volano i sogni miei,
nella valle dorme,
dorme il fiore dell'AMORE,
nella valle camminerò silenzioso,
per non svegliare l'Unicorno bianco,
è in silenzio camminerò con te LALI.

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I'Amore cantato in tre lingue

1
Non dire mai
1
Assorta nei tuoi pensieri
2
Paolo
2
Volevo solo un bacio
3
La nostra favola
3
Il mio tempo
4
Il distacco
4
Sulle Ali dell'Amore
5
Sogni d'oro
5
Vola, cuore mio
6
Posso sperare
6
Il bianco e nero
7
Sono la tua Bimba
7
Il ruscello e il poeta
8
Basta credere
8
Lo specchio
9
I miracoli
9
Solo
10
Grazie
10
Le ombre
11
Medusa
11
Un nome sul un petalo di rosa
12
La vita-autore
12
Tra l'erba del prato
13
Sono il vento
13
Nel giorno dell'Amore
14
Un regalo
14
La valle incantata
15
Avete visto un Angelo?
15
Il nome tuo è amore
16
Prosciugare le lacrime
16
In silenzio
17
L'Aloe
18
L'ultimo anello
   
19
Mi fa vibrare

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Il Natale di San Giorgio

   
   

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La Fontana del Tempo

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